martedì 24 novembre 2015

Piaceri autunnali

Avevo intenzione di raccontare già da tempo di questa festa a cui ho partecipato, e adesso che sta iniziando a diventare un bel ricordo autunnale, non posso più aspettare oltre, perciò oggi ho deciso di mettermi davanti alla tastiera, e scrivere. Il fidanzato di mia sorella è di Campiglia d’Orcia, dove ogni anno, l’ultima domenica di ottobre ha luogo la Festa della Castagna, anzi del Marrone. 
 

I tre rioni in cui è diviso il paese, cioè quello degli Agitati, del Dentro e del Borgo, si sfidano decidendo ognuno un tema tenuto segretissimo, da rappresentare in quella giornata. A scegliere chi vince sono le persone venute da fuori, e una giuria speciale. I temi di quest’anno sono stati “l’Expo della vita” per il Borgo, con rappresentazioni delle varie regioni italiane; “Infestando” per il Dentro, vale a dire le varie feste, comprese Halloween, il capodanno cinese e l’Oktoberfest; per gli “Agitati” invece i sette vizi capitali, che non elenco, perché sono come i sette nani, manca sempre l’ultimo. Mia sorella, il fidanzato e un altro ragazzo che non conoscevo, rappresentavano “l’ira”, una scena di vita quotidiana in cui mia sorella rimproverava il marito (il ragazzo che non conoscevo), il quale preso dalla rabbia si trasformava in Hulk (il fidanzato di mia sorella, tutto vestito e tinto di verde).



Quest’anno ha avuto la meglio il rione del Dentro, che mi ha colpito molto per le lanterne rosse, sotto cui dovevamo passare per arrivare alle stradine più strette del paese.
Un altro dei piaceri di questa festa è che prima di tornare a casa abbiamo comprato un po’ di dolci, perché ogni rione prepara e vende una quantità di dolciumi di produzione propria, tutti molto buoni. Il nostro pomeriggio si è quindi concluso a casa, al caldo, con un bel tè bollente e i dolcetti di castagne. Cosa si può desiderare di più? La perfetta conclusione di un fine settimana tipicamente autunnale.      



lunedì 26 ottobre 2015

Finalmente l'olio del 2015!

Il terzo fine settimana di ottobre per il paese dove vivo significa la festa dell’olio “novo”. Viste le poche olive e l’ancor meno olio dell’anno scorso, il 2015 era attesissimo, ma ne è valsa la pena. La natura è così, un anno ti toglie, e quello successivo ti sorprende. E la festa dell’olio a Trequanda è un’occasione di ritrovo, uno dei pochi momenti durante i quali il castello del paese, privato e chiuso quasi tutto l’anno, viene aperto per accogliere le bancarelle con i prodotti tipici, così come accade nella piazza principale. Addirittura un toro di razza chianina se ne stava tranquillo nel giardino del castello, tutto calmo a mangiare un po’ di foraggio, noncurante di me e di tutti gli altri che gli stavano intorno, mentre dalla piazza si sentiva il vociare della gente e il canto di un gruppo folcloristico.




L’olio nuovo ricorda le foglie, l’erba, sia nel colore che nel sapore, sa di carciofo, oppure pizzica un po’ il palato. Per la cucina italiana è la base della maggior parte dei piatti, sia durante la loro cottura, che come condimento, quindi è logico che sia tanto atteso, e che sia degno di essere festeggiato. 

venerdì 4 settembre 2015

Monteriggioni, ulivi e ginkgo biloba

Gli ulivi hanno delle foglie strette, appuntite, di colore verde scuro, che quando sono mosse dal vento acquistano una tonalità d’argento. L’ulivo parla di Italia, fa parte dei nostri paesaggi, delle nostre usanze, così come delle nostre tavole. E Monteriggioni ne è piena, immediatamente fuori dalle mura, così come all’interno del paese, che ricorda un po’ il più grande e poco distante San Gimignano. Entrambi sono circondati da mura con torri, ma Monteriggioni sembra una cugina più minuta. Nella piazza, di fronte alla chiesetta, c’è un pozzo, e proprio là vicino i pellegrini che percorrono la via Francigena si possono riposare in un giardino sempre di ulivi.

A pochi passi di distanza, ho visto un’altra pianta che di certo in italia è molto meno diffusa. Attirati da alcuni dipinti dai colori dorati appesi all’esterno, Roberto e io siamo entrati in un locale vicino alle mura per vedere una mostra. Colori caldi e freddi si mescolavano in maniera delicata, e i contrasti creavano armonie. L’arte di Maura Savini è fatta delle trasparenze del plexiglas, dello spessore irregolare della carta di riso e delle foglie di lecci, querce, aceri, e in particolare di quelle del ginkgo biloba, simili a ventagli. Il soggetto principale è la natura, forme reali bloccate in un attimo e per l’eternità. L’animo dell’artista che ne trapela è come i suoi quadri e i suoi occhi... gentile. Il ginkgo, come lei stessa ci ha spiegato è un fossile vivente, una pianta dalle mille proprietà, benefiche logicamente. A me le sue foglie ricordano il Giappone, perché lì è un albero che si trova spesso, insomma mi parla di casa, ma di quell’altra casa che ho la fortuna di avere.
Così siamo usciti dalla mostra con quel qualcosa in più che ogni viaggio ti sa dare: un incontro, un ricordo del passato e un’esperienza per il futuro, sensazioni di voler rivedere presto quegli stessi quadri che non sono del tutto catturabili nelle foto.
Un po’ controvoglia abbiamo ripreso le viuzze del caldo pomeriggio di Monteriggioni, tra turisti e i sempre familiari rami di ulivo, per dirigerci verso la meta successiva. 

mercoledì 2 settembre 2015

Un degno arrivederci all’estate (Abbadia a Isola)

Il mese di agosto è passato in un batter d’occhio, e mi sono risvegliata a settembre, senza aver scritto neppure un post sulle vacanze estive... ma quest’anno ho tradito la mia Toscana per trascorrere cinque giorni nel Gargano, che ahimè mi sembrano già lontanissimi.

Per l’ultimo fine settimana di agosto però, abbiamo optato per tre giorni tutti in Toscana, ma in luoghi vicino a casa, che non avevamo ancora visitato. Il programma dell’ultimo venerdì del mese, doveva portarci alla Decathlon, per acquistare l’occorrente per una nuova stagione in palestra. E fin qui nulla di interessante, se non fosse che proprio tra la Decathlon e la nostra meta successiva, vale a dire Monteriggioni, si trova un luogo chiamato Abbadia a Isola, non molto famoso e poco bazzicato, un piccolo e inaspettato borghetto medievale, da cui passa la via Francigena. La chiesa romanica era chiusa, quando siamo arrivati, ma è stato comunque piacevole osservarne la facciata. Un paio di locali, con degli invitantissimi menù esposti all’esterno ci hanno incuriosito e dato l’idea di tornarci uno di questi giorni con calma. Il resto del borgo è ben tenuto e curato, ma il suo punto di forza è il paesaggio che si vede da dietro la chiesa. Le absidi ci hanno fatto immaginare che la chiesa all’interno sia piuttosto imponente, e guardando sul lato opposto si scorge in lontananza Monteriggioni, circondata dalle sue belle mura, che è stata la nostra meta successiva.



mercoledì 22 luglio 2015

L'orgoglio e la modestia, la vita del minatore

Domenica scorsa volevamo sfuggire al caldo, e il nostro tentativo ci ha portato sulla vetta dell’Amiata, ma una fila lunghissima al parcheggio ci ha fatto tornare indietro. Ci siamo fermati lungo la strada, desiderosi di un po’ di fresco. Il bosco di faggi era pieno di gente, che si rilassava all’ombra degli alberi. Il verde è davvero il colore del riposo, sembrava di essere in un luogo incantato, e non mi sarei stupita se fosse saltato fuori qualche folletto.
 
Per un po’ siamo rimasti anche noi lì, seduti su qualche sasso, mentre invidiavamo chi aveva portato lo sgabello, il telo, o addirittura l’amaca, per poter godere della pace e del fresco di montagna. Poi abbiamo deciso di tornare verso Abbadia San Salvatore, e stavamo quasi per arrenderci all’idea di qualche ora davanti al televisore, quando abbiamo svoltato verso il Parco Museo Minerario.
Eravamo senza prenotazione, ma la ragazza è riuscita a sistemarci con il gruppo che avrebbe iniziato il giro al museo di lì a poco. Quella di Abbadia era una miniera di cinabro, da cui si ricavava il mercurio, fino alla sua chiusura nel 1972. Il signor Paolo ci ha accolto nella sala d’ingresso, dove c’è un modellino della miniera. Lui ha lavorato in miniera per trentasei anni, e sia suo padre che suo nonno erano stati minatori. Ci ha raccontato come si è sentito da bambino, quando a tredici anni ha iniziato a esercitare questa professione, fiero perché seguiva le orme del padre, ma timoroso, perché era pur sempre un ragazzino che scendeva nelle profondità della terra, nel regno dov’è il buio a farla da padrone. Ha spiegato quali fossero i pericoli della miniera, la fatica, la paura, ma anche l’orgoglio dato dall’esperienza di tanti anni di lavoro. Il signor Paolo ci ha parlato di quando una frana ha ostruito il passaggio d’uscita, della paura e allo stesso tempo della gioia, quando ha visto la luce entrare nel buio, attraverso uno spiraglio di speranza. Le sue sono state le parole di un uomo modesto, che arrivano a chiunque, persino ai bambini. E proprio mentre si rivolgeva ai più giovani, ho avuto la sensazione che vedesse in ognuno di loro un po’ del ragazzino che lui stesso era, quando è sceso per la prima volta nella miniera.  


Dopo aver salutato il signor Paolo, siamo saliti su un trenino, per un giro della miniera. La galleria era poco illuminata, ma quando, a un certo punto, chi ci accompagnava ha spento tutte le luci, per farci vivere l’esperienza del buio, ci siamo trovati in un’oscurità che non avevo mai visto. Non è stato come quando si chiudono gli occhi, bensì era il buio totale, dove non si può distinguere il proprio corpo da ciò che sta intorno, dove ci si perde e si viene inghiottiti dalle tenebre. La miniera al buio è un luogo dove ognuno di noi smette di essere se stesso, per diventare parte dell’oscurità, e ritrovarsi quando si riaccende la luce.



 

sabato 18 luglio 2015

FuoriRegione. La lunga sosta sul Trasimeno

Stamani siamo andati a Castiglion del Lago, perché avevamo un impegno lì vicino, e dopo aver terminato con ciò che dovevamo fare, ci siamo diretti sulle sponde del Trasimeno. Eravamo partiti da casa con il costume da bagno già addosso, perché era nostra intenzione fermarci per qualche ora su una spiaggia del lago, e prendere un po’ di sole. La fortuna ci è stata favorevole, e appena abbiamo visto gli ombrelloni in lontananza, siamo entrati in un parcheggio di un lido. Non c’era l’accesso al lago, ma una bella piscina con vista sul Trasimeno, a pochissimi metri dalla rete che circondava lo stabilimento. Il resto della nostra giornata lo abbiamo passato facendo un paio di bagni in piscina, un breve pasto a base di panzanella e omelette ripiena, e tanto sole e relax. Cosa si può desiderare di più da un sabato senza troppe pretese? 


venerdì 17 luglio 2015

Calore che brucia


Qualche giorno fa, mentre tornavo da Asciano a Trequanda, ho notato che stavano bruciando le stoppie. C’erano persino i vigili del fuoco, e un elicottero che teneva sotto controllo la situazione dall’alto. La strada era piena di fumo, come quando si attraversa un banco di nebbia. Dopo essere uscita dalla fuliggine, ho guardato dietro di me, verso i campi che bruciavano, e ho osservato il cielo e la terra, che si riempivano di una nuvola di fumo, intenta a spostarsi lungo le crete. L’afa e le stoppie bruciate creavano una fitta foschia, e la sensazione era che le temperature fossero ancora più calde dei 35 gradi segnati dal termometro della macchina. Il calore del sole e quello del fuoco si erano uniti per creare un paesaggio dai colori gialli, ocra e marroni, mentre il cielo si macchiava di nuvole spesse, che da terra si innalzavano verso il cielo, come a cercare un po’ di ristoro nell’azzurro sopra le nostre teste. 

lunedì 13 luglio 2015

FuoriRegione. Expressioni dal mondo

Nonostante in questo blog l’argomento principale sia la Toscana, il mio primo FuoriRegione riguarda l’Expo di Milano, dove in un giorno si possono visitare i vari padiglioni, e spostarsi in un attimo dall’Africa all’America, per poi tornare subito dopo in Europa. Per la mia famiglia è stato particolare, perché immediatamente fuori dal Palazzo Italia, dopo aver fatto un viaggio per la nostra penisola, abbiamo incontrato mio zio, venuto per qualche giorno dal Giappone.

È stato bello incontrare un membro della mia famiglia, laddove in un chilometro e mezzo di lunghezza si incontrato le varie nazioni del mondo.
Sarò di parte, ma il padiglione che ho apprezzato di più è stato quello del Giappone (in totale ne abbiamo visitati una decina), e ne è valsa la pena fare la fila per un’ora e mezzo. Arte, cibo, tecnologie e tanti visi sorridenti mi hanno riportato un po’ nella mia seconda casa, tanto lontana da dove abito di solito.      

Il momento più emozionante però è stato salutare mio zio, che si voltava, mentre si allontanava lungo il decumano, fin quando è sparito tra la folla, dopo un ultimo cenno con la mano nella nostra direzione.

domenica 5 luglio 2015

Il rifugio di un ospite insolito

Le chiese, con il loro silenzio e la penombra, sono il luogo ideale per fermarsi un attimo. Quella di Monticchiello poi è perfetta con i suoi affreschi, anche per essere visitata, e farvi una sosta un po’ più lunga.

Ieri, appena vi sono entrata, mi sembrava molto buia, ma dopo qualche minuto gli occhi si sono abituati, e mi sono accorta di un ospite insolito, per un luogo di culto. Un gatto grigio con le zampette bianche si è avvicinato, e nel silenzio il suo miagolio era ancora più squillante. Ho provato ad aprirgli la porta, credendo che fosse rimato chiuso dentro, ma invece di uscire, si è allontanato verso il centro della chiesa. Allora l’ho lasciato stare, e ho proseguito anch’io verso l’altare, circondato da affreschi. Ho pensato che quel gatto sapesse dell’afa all’esterno, e avesse preferito restare lì. Ma dopo aver fatto il giro della chiesa, mi sono accorta che in un angolo c’era una ciotola con del cibo. Evidentemente il gatto grigio non era lì per caso, ma un piccolo sagrestano a quattro zampe.   

mercoledì 1 luglio 2015

Il ritorno del pellegrino

Sabato scorso, tornato da Proceno, nell’alto Viterbese, Roberto, il mio fidanzato, mi ha raccontato di aver incontrato un ragazzo tedesco che veniva da Roma, dove era stato in pellegrinaggio, dopo essere passato da Santiago de Compostela, in Spagna. Aveva quindi percorso una buona fetta dell’Europa, e si era fermato a Proceno, da cui passa la via Francigena. Il giorno dopo Roberto e io siamo andati a Radicofani, dove non ero mai stata. Mi incuriosiva, perché da Abbadia si vede molto bene la Rocca di Radicofani. Alla fine la rocca l’abbiamo vista solo da fuori, e abbiamo fatto un giretto per il paese. Mentre io ero assorta ad ammirare il panorama dal giardino pubblico, Roberto mi ha fatto notare un ragazzo biondo seduto poco distante su una panchina, tutto intento a leggere, o forse a scrivere qualcosa su un libretto. Avrà avuto poco più di vent’anni, una maglietta a righe, i bermuda e le infradito. Era il pellegrino del giorno prima, che evidentemente aveva percorso quei venti chilometri, o poco più, secondo Google maps, tra Proceno e Radicofani.

Buon cammino verso casa, pellegrino!


lunedì 29 giugno 2015

Giallo come il sole, il grano e i fiori di campo

La prima domenica di caldo afoso la volevamo passare in piscina, ma poi, complice un risveglio avvenuto troppo tardi, e tutti i buoni propositi per una giornata da passare a nuotare sono sfumati. Così abbiamo optato per una gita in macchina, e ci siamo ritrovati sulle solite strade che mi portano da casa mia, a quella del mio fidanzato. Il sole accecante, le spighe di grano mature e i campi pieni di fiori gialli ci hanno tenuto compagnia, insieme al caldo che inizia a farsi sentire sul serio.