Il terzo fine settimana di ottobre per il paese dove vivo
significa la festa dell’olio “novo”. Viste le poche olive e l’ancor meno olio
dell’anno scorso, il 2015 era attesissimo, ma ne è valsa la pena. La natura è
così, un anno ti toglie, e quello successivo ti sorprende. E la festa dell’olio
a Trequanda è un’occasione di ritrovo, uno dei pochi momenti durante i quali il
castello del paese, privato e chiuso quasi tutto l’anno, viene aperto per
accogliere le bancarelle con i prodotti tipici, così come accade nella piazza
principale. Addirittura un toro di razza chianina se ne stava tranquillo nel
giardino del castello, tutto calmo a mangiare un po’ di foraggio, noncurante di
me e di tutti gli altri che gli stavano intorno, mentre dalla piazza si sentiva
il vociare della gente e il canto di un gruppo folcloristico.

L’olio nuovo ricorda le foglie, l’erba, sia nel colore che
nel sapore, sa di carciofo, oppure pizzica un po’ il palato. Per la cucina
italiana è la base della maggior parte dei piatti, sia durante la loro cottura,
che come condimento, quindi è logico che sia tanto atteso, e che sia degno di
essere festeggiato. 
