Domenica
scorsa volevamo sfuggire al caldo, e il nostro tentativo ci ha portato sulla vetta dell’Amiata, ma una fila
lunghissima al parcheggio ci ha fatto tornare indietro. Ci siamo fermati lungo
la strada, desiderosi di un po’ di fresco. Il bosco di faggi era pieno di gente, che si rilassava all’ombra degli
alberi. Il verde è davvero il colore del riposo, sembrava di essere in un luogo
incantato, e non mi sarei stupita se fosse saltato fuori qualche folletto.
Per un po’ siamo rimasti anche noi lì, seduti su qualche sasso, mentre invidiavamo chi aveva portato lo sgabello, il telo, o addirittura l’amaca, per poter godere della pace e del fresco di montagna. Poi abbiamo deciso di tornare verso Abbadia San Salvatore, e stavamo quasi per arrenderci all’idea di qualche ora davanti al televisore, quando abbiamo svoltato verso il Parco Museo Minerario.
Dopo aver salutato il signor Paolo, siamo saliti su un trenino, per un giro della miniera. La galleria era poco illuminata, ma quando, a un certo punto, chi ci accompagnava ha spento tutte le luci, per farci vivere l’esperienza del buio, ci siamo trovati in un’oscurità che non avevo mai visto. Non è stato come quando si chiudono gli occhi, bensì era il buio totale, dove non si può distinguere il proprio corpo da ciò che sta intorno, dove ci si perde e si viene inghiottiti dalle tenebre. La miniera al buio è un luogo dove ognuno di noi smette di essere se stesso, per diventare parte dell’oscurità, e ritrovarsi quando si riaccende la luce.

