A pochi passi di distanza, ho visto un’altra pianta che di certo in italia è molto meno diffusa. Attirati da alcuni dipinti dai colori dorati appesi all’esterno, Roberto e io siamo entrati in un locale vicino alle mura per vedere una mostra. Colori caldi e freddi si mescolavano in maniera delicata, e i contrasti creavano armonie. L’arte di Maura Savini è fatta delle trasparenze del plexiglas, dello spessore irregolare della carta di riso e delle foglie di lecci, querce, aceri, e in particolare di quelle del ginkgo biloba, simili a ventagli. Il soggetto principale è la natura, forme reali bloccate in un attimo e per l’eternità. L’animo dell’artista che ne trapela è come i suoi quadri e i suoi occhi... gentile. Il ginkgo, come lei stessa ci ha spiegato è un fossile vivente, una pianta dalle mille proprietà, benefiche logicamente. A me le sue foglie ricordano il Giappone, perché lì è un albero che si trova spesso, insomma mi parla di casa, ma di quell’altra casa che ho la fortuna di avere.
Così siamo usciti dalla mostra con quel qualcosa in più che ogni viaggio ti sa dare: un incontro, un ricordo del passato e un’esperienza per il futuro, sensazioni di voler rivedere presto quegli stessi quadri che non sono del tutto catturabili nelle foto.
Un
po’ controvoglia abbiamo ripreso le viuzze del caldo pomeriggio di Monteriggioni,
tra turisti e i sempre familiari rami di ulivo, per dirigerci verso la meta
successiva.

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