Qualche
giorno fa, mentre tornavo da Asciano a Trequanda, ho notato che stavano
bruciando le stoppie. C’erano persino i vigili del fuoco, e un elicottero che
teneva sotto controllo la situazione dall’alto. La strada era piena di fumo, come
quando si attraversa un banco di nebbia. Dopo essere uscita dalla fuliggine, ho
guardato dietro di me, verso i campi che bruciavano, e ho osservato il cielo e
la terra, che si riempivano di una nuvola di fumo, intenta a spostarsi lungo le
crete. L’afa e le stoppie
bruciate creavano una fitta foschia, e la sensazione era che le temperature
fossero ancora più calde dei 35 gradi segnati dal termometro della macchina. Il
calore del sole e quello del fuoco si erano uniti per creare un paesaggio dai colori
gialli, ocra e marroni, mentre il cielo si macchiava di nuvole spesse, che da
terra si innalzavano verso il cielo, come a cercare un po’ di ristoro
nell’azzurro sopra le nostre teste.
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