La domenica siamo
stati più fortunati, perché la pioggia ha lasciato spazio alle nuvole e a
intervalli di sole. La prima tappa della mattinata è stata la chiesa dei Santi
Giovanni e Reparata, dove sono visitabili gli scavi che hanno riportato alla
luce resti di edifici preesistenti, tra cui i mosaici di un pavimento di un’antica
villa romana. Ma quando sono entrata non sapevo che sarebbe stato il luogo dove
superare, o per lo meno affrontare, una delle mie paure: quella dell’altezza, perché
purtroppo soffro di vertigini. Il mio fidanzato si era già incamminato per le
scale del campanile della chiesa, e io lo guardavo dal basso, mentre si
arrampicava su una rampa dopo l’altra, verso la luce proveniente dall’alto.
Quando è disceso e mi ha detto “Si vedeva un bel paesaggio” sono stata presa da
un leggero rimorso per non essere andata con lui, a causa della mia paura. Così
armata di coraggio gli ho chiesto: “Vieni di nuovo su con me?” Da sola di certo
non sarei arrivata oltre metà del percorso. Mi sono aggrappata al corrimano e
ho salito un gradino alla volta, come se fossi un bambino che ha iniziato a
camminare da poco, e si deve tenere forte a qualcosa per evitare di cadere.
Sono salita fino in cima, ho guardato il paesaggio intorno, effettivamente
bello, e poi sono scesa, sempre sotto l’occhio vigile del mio fidanzato. Un
viaggio serve anche a fare qualcosa di insolito, no? Tanto meglio se include il
fatto di affrontare le proprie paure. Anche se sinceramente non ricordo molto
di quando sono andata in su e in giù per le scale.
All’uscita dalla chiesa mi sentivo molto
leggera e, mentre saltellavo come chi si è tolto un peso, ci siamo incamminati
verso il Museo del fumetto... ahimè chiuso fino a data ignota.
Con un po’ di
delusione per non aver visitato un luogo dedicato al lavoro che svolgo, ci
siamo diretti alla casa di Puccini, ma attenzione, perché se non doveste
trovare il portone aperto, prima di andar via provate a suonare al campanello con
la scritta “Casa di Puccini”. È un luogo pieno di lettere, spartiti e amore per
le opere del compositore.
La sospirata passeggiata lungo le mura
rinascimentali che circondano Lucca è stata la meta successiva. Questo viale
alberato e percorribile a piedi o in bici è il miglior biglietto da visita che
una città possa avere: è lì per accogliere ogni ospite, per dargli il benvenuto
all’arrivo e il saluto finale, prima che vada via. Ovunque ci si trovi nella
città, le mura sono facilmente raggiungibili in pochi minuti. La prossima volta
spero di poterle percorrere per intero in bicicletta, in fondo quattro
chilometri sono fattibili sia a piedi, ma tanto meglio se pedalando.
Lasciate le mura alle spalle, siamo andati
verso la piazza più caratteristica di Lucca, di forma ellittica, piazza
Anfiteatro, sorta appunto sui resti dell’antico anfiteatro romano. Vi si accede
attraverso alcuni archi dalle stradine laterali, per cui si percepisce un forte
contrasto tra le viuzze strette lì vicino e l’ampiezza dello spazio della
piazza, interamente racchiusa da palazzi di altezza variabile. A me che ho abitato
per molti anni a Siena ha ricordato vagamente, forse per la sua forma
particolare, la molto più grande piazza del Campo.
L’ultima sosta della domenica mattina è
stato un edificio piuttosto buffo, la Torre Guinigi, alta oltre quarantaquattro
metri, dove ha avuto luogo il secondo round della mia sfida alle vertigini. Già
durante la passeggiata sulle mura avevo scorto questa torre, sormontata da
alcuni lecci che innalzano le loro chiome verso il cielo... perché dalla cima
di torre Guinigi non si può solo godere della vista dell’intera città a 360
gradi, ma ci si ritrova all’ombra degli alberi che le danno un aspetto
decisamente fuori dal comune. Da lontano mi aveva dato l’impressione di essere
una torre con sopra un enorme broccolo.
Nonostante io non sia riuscita ad
allontanarmi dalla ringhiera, la vista dalla cima ti fa dimenticare i numerosi
gradini da salire all’insù per arrivarvi. Valeva davvero la pena farsi coraggio
per la seconda volta, per vedere dall’alto quella stessa Lucca che avevamo
percorso in lungo e in largo. Una meraviglia anche per chi soffre di vertigini
come me.
Nel pomeriggio abbiamo ripreso la macchina,
lasciata poco fuori dal centro, e ci siamo diretti verso nord, in Garfagnana.
Il Serchio ci scorreva accanto con le sue acque belle gonfie, vista la pioggia
dei giorni precedenti.
Poco prima della cittadina termale di Bagni
di Lucca, il fiume passa sotto il ponte della Maddalena, detto anche del
Diavolo. Questa strana costruzione è composta da archi irregolari, che le
conferiscono un aspetto un po’ inquietante. Nel percorrerla mi è venuto il
dubbio di come facesse a star lì, con la corrente del Serchio, che con forza ne minava le basi. Eppure
il ponte rimane sicuro, fermo e fiero della sua forma bizzarra e sprezzante
delle leggi architettoniche. Il suo colore scuro e l’aspetto possente erano
accentuati dal brutto tempo, che me lo ha fatto apprezzare ancor di più.
Ultima gita della domenica è stata al paese
di Barga, sempre in Garfagnana. Ci siamo incamminati per delle strade molte
ripide, per raggiungere il duomo del paese, che si trova nel punto più alto. È
un edificio imponente e bello, reso più magnifico dalla sua ubicazione e dal
paesaggio che si vede da lì.
Tornare al parcheggio invece è stata un’esperienza
un po’ pericolosa, perché la via secondaria che abbiamo imboccato era fatta di
ciottoli, scivolosi a causa dell’umidità. A ogni passo mi aggrappavo con maggiore
forza al corrimano attaccato alla parete. Prima di lasciare Barga siamo entrati
in un bar per una breve sosta, dove il mio fidanzato ha notato dei macarons
esposti su più file, a seconda del colore e del gusto. Così abbiamo acquistato
i nostri primi macarons (i miei erano al limone e alla fragola, i suoi al
pistacchio e al cioccolato) e li abbiamo mangiati in macchina, sulla strada del
ritorno. Una piccola gioia per il palato e per lo stomaco che iniziava ad aver
fame. Anche queste sono le esperienze che si ricordano con piacere di un
viaggio.
Tornati a Lucca, in piazza Napoleone era
ormai buio, e le bancarelle stavano chiudendo una dopo l’altra. Il mercato
dell’antiquariato era terminato, così come la seconda giornata della nostra
visita. Ma la serata si è conclusa con una cena in un locale nella stessa
piazza, che ci è stata servita sotto la luce e la magia creata da un lampadario
con pendenti, dalle posate di argento e dallo specchio decorato in fondo alla sala,
sopra il caminetto. È stato molto gradevole assaporare di nuovo l’eleganza
lucchese, mentre mi gustavo i tagliolini fatti a mano con zucchini e code di
gamberi. Ogni tanto è bello viziarsi per concludere una mini vacanza.
La mattina del giorno successivo non c’era
ombra delle bancarelle del fine settimana. Dopo un’ultima passeggiata e un
saluto alle mura, siamo saliti in macchina per tornare verso casa. Arrivederci,
Lucca, forse ci rivedremo in autunno, quando accoglierai di nuovo gli amanti
dei fumetti!









