lunedì 30 marzo 2015

Lucca in tutta la sua larghezza... e soprattutto altezza. (Giorno due)

   La domenica siamo stati più fortunati, perché la pioggia ha lasciato spazio alle nuvole e a intervalli di sole. La prima tappa della mattinata è stata la chiesa dei Santi Giovanni e Reparata, dove sono visitabili gli scavi che hanno riportato alla luce resti di edifici preesistenti, tra cui i mosaici di un pavimento di un’antica villa romana. Ma quando sono entrata non sapevo che sarebbe stato il luogo dove superare, o per lo meno affrontare, una delle mie paure: quella dell’altezza, perché purtroppo soffro di vertigini. Il mio fidanzato si era già incamminato per le scale del campanile della chiesa, e io lo guardavo dal basso, mentre si arrampicava su una rampa dopo l’altra, verso la luce proveniente dall’alto. Quando è disceso e mi ha detto “Si vedeva un bel paesaggio” sono stata presa da un leggero rimorso per non essere andata con lui, a causa della mia paura. Così armata di coraggio gli ho chiesto: “Vieni di nuovo su con me?” Da sola di certo non sarei arrivata oltre metà del percorso. Mi sono aggrappata al corrimano e ho salito un gradino alla volta, come se fossi un bambino che ha iniziato a camminare da poco, e si deve tenere forte a qualcosa per evitare di cadere. Sono salita fino in cima, ho guardato il paesaggio intorno, effettivamente bello, e poi sono scesa, sempre sotto l’occhio vigile del mio fidanzato. Un viaggio serve anche a fare qualcosa di insolito, no? Tanto meglio se include il fatto di affrontare le proprie paure. Anche se sinceramente non ricordo molto di quando sono andata in su e in giù per le scale.
   All’uscita dalla chiesa mi sentivo molto leggera e, mentre saltellavo come chi si è tolto un peso, ci siamo incamminati verso il Museo del fumetto... ahimè chiuso fino a data ignota.
Con un po’ di delusione per non aver visitato un luogo dedicato al lavoro che svolgo, ci siamo diretti alla casa di Puccini, ma attenzione, perché se non doveste trovare il portone aperto, prima di andar via provate a suonare al campanello con la scritta “Casa di Puccini”. È un luogo pieno di lettere, spartiti e amore per le opere del compositore.
   La sospirata passeggiata lungo le mura rinascimentali che circondano Lucca è stata la meta successiva. Questo viale alberato e percorribile a piedi o in bici è il miglior biglietto da visita che una città possa avere: è lì per accogliere ogni ospite, per dargli il benvenuto all’arrivo e il saluto finale, prima che vada via. Ovunque ci si trovi nella città, le mura sono facilmente raggiungibili in pochi minuti. La prossima volta spero di poterle percorrere per intero in bicicletta, in fondo quattro chilometri sono fattibili sia a piedi, ma tanto meglio se pedalando.

   Lasciate le mura alle spalle, siamo andati verso la piazza più caratteristica di Lucca, di forma ellittica, piazza Anfiteatro, sorta appunto sui resti dell’antico anfiteatro romano. Vi si accede attraverso alcuni archi dalle stradine laterali, per cui si percepisce un forte contrasto tra le viuzze strette lì vicino e l’ampiezza dello spazio della piazza, interamente racchiusa da palazzi di altezza variabile. A me che ho abitato per molti anni a Siena ha ricordato vagamente, forse per la sua forma particolare, la molto più grande piazza del Campo.
   L’ultima sosta della domenica mattina è stato un edificio piuttosto buffo, la Torre Guinigi, alta oltre quarantaquattro metri, dove ha avuto luogo il secondo round della mia sfida alle vertigini. Già durante la passeggiata sulle mura avevo scorto questa torre, sormontata da alcuni lecci che innalzano le loro chiome verso il cielo... perché dalla cima di torre Guinigi non si può solo godere della vista dell’intera città a 360 gradi, ma ci si ritrova all’ombra degli alberi che le danno un aspetto decisamente fuori dal comune. Da lontano mi aveva dato l’impressione di essere una torre con sopra un enorme broccolo.
Nonostante io non sia riuscita ad allontanarmi dalla ringhiera, la vista dalla cima ti fa dimenticare i numerosi gradini da salire all’insù per arrivarvi. Valeva davvero la pena farsi coraggio per la seconda volta, per vedere dall’alto quella stessa Lucca che avevamo percorso in lungo e in largo. Una meraviglia anche per chi soffre di vertigini come me.

   Nel pomeriggio abbiamo ripreso la macchina, lasciata poco fuori dal centro, e ci siamo diretti verso nord, in Garfagnana. Il Serchio ci scorreva accanto con le sue acque belle gonfie, vista la pioggia dei giorni precedenti.
   Poco prima della cittadina termale di Bagni di Lucca, il fiume passa sotto il ponte della Maddalena, detto anche del Diavolo. Questa strana costruzione è composta da archi irregolari, che le conferiscono un aspetto un po’ inquietante. Nel percorrerla mi è venuto il dubbio di come facesse a star lì, con la corrente del  Serchio, che con forza ne minava le basi. Eppure il ponte rimane sicuro, fermo e fiero della sua forma bizzarra e sprezzante delle leggi architettoniche. Il suo colore scuro e l’aspetto possente erano accentuati dal brutto tempo, che me lo ha fatto apprezzare ancor di più.

   Ultima gita della domenica è stata al paese di Barga, sempre in Garfagnana. Ci siamo incamminati per delle strade molte ripide, per raggiungere il duomo del paese, che si trova nel punto più alto. È un edificio imponente e bello, reso più magnifico dalla sua ubicazione e dal paesaggio che si vede da lì.
Tornare al parcheggio invece è stata un’esperienza un po’ pericolosa, perché la via secondaria che abbiamo imboccato era fatta di ciottoli, scivolosi a causa dell’umidità. A ogni passo mi aggrappavo con maggiore forza al corrimano attaccato alla parete. Prima di lasciare Barga siamo entrati in un bar per una breve sosta, dove il mio fidanzato ha notato dei macarons esposti su più file, a seconda del colore e del gusto. Così abbiamo acquistato i nostri primi macarons (i miei erano al limone e alla fragola, i suoi al pistacchio e al cioccolato) e li abbiamo mangiati in macchina, sulla strada del ritorno. Una piccola gioia per il palato e per lo stomaco che iniziava ad aver fame. Anche queste sono le esperienze che si ricordano con piacere di un viaggio.
   Tornati a Lucca, in piazza Napoleone era ormai buio, e le bancarelle stavano chiudendo una dopo l’altra. Il mercato dell’antiquariato era terminato, così come la seconda giornata della nostra visita. Ma la serata si è conclusa con una cena in un locale nella stessa piazza, che ci è stata servita sotto la luce e la magia creata da un lampadario con pendenti, dalle posate di argento e dallo specchio decorato in fondo alla sala, sopra il caminetto. È stato molto gradevole assaporare di nuovo l’eleganza lucchese, mentre mi gustavo i tagliolini fatti a mano con zucchini e code di gamberi. Ogni tanto è bello viziarsi per concludere una mini vacanza.

   La mattina del giorno successivo non c’era ombra delle bancarelle del fine settimana. Dopo un’ultima passeggiata e un saluto alle mura, siamo saliti in macchina per tornare verso casa. Arrivederci, Lucca, forse ci rivedremo in autunno, quando accoglierai di nuovo gli amanti dei fumetti!      

lunedì 23 marzo 2015

Lucca in tutta la sua larghezza... e soprattutto altezza. (Giorno uno)

   Tre giorni di ferie all’ultimo momento capitano di rado. Che fare quindi? Passarli a casa tranquilli, o cercare un albergo, e iniziare a riempire il trolley?
   Così mi è venuto in mente un posto facilmente raggiungibile, che volevo visitare in tutta calma, come piace a me. Adoro godermi ogni luogo come se fosse la mia casa per qualche giorno. Il sabato mattina siamo perciò partiti alla volta di Lucca.
   Per un traduttore di manga come me questa città toscana significa soprattutto Lucca comics. Durante quel periodo ti diverti, ritrovi gli amici amanti del settore, guardi le ultime tendenze di fumetti, e ogni anno capisci che ci sono sempre nuovi e vecchi lettori. Però è un po’ difficile vivere la città con le sue magnifiche mura, con i tanti angoli che parlano di Puccini e delle sue opere, con le sue moltissime e bellissime chiese. Visitarla d’inverno non ha lo stesso sapore che per il Lucca comics, non c’è la stessa moltitudine di gente, ma ha l’aroma del buccellato appena sfornato (un dolce tipico con uvetta e anice), e il suono della giostra in piazza Napoleone.
   Lucca ha un che di elegante, nei negozi, nell’albergo che ci ha ospitato, e nei ristoranti dove abbiamo cenato. Ma di un’eleganza che non si vede più in giro. Ho avuto l’impressione di essere stata catapultata indietro nel tempo, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, come se fossi un contemporaneo di Giacomo Puccini.
   Lucca è soprattutto una città “protetta”. Passeggiare lungo le mura è un’esperienza fondamentale per chi la visita, e noi abbiamo dovuto aspettare la domenica mattina, a causa della pioggia. Ma andiamo con ordine, perché questo soggiorno lucchese deve essere raccontato con calma.
   Il sabato, appena arrivati, in piazza Napoleone abbiamo trovato il mercato dell’antiquariato, perfetto per una città dal gusto retrò. Peccato per la pioggia che bagnava i comodini in legno e i centrini a uncinetto delle varie bancarelle... ahimè, faceva un po’ passare la voglia di fermarsi a guardare. Ma il brutto tempo ci ha portato a visitare le numerosissime chiese. In effetti avevo sbirciato le previsioni meteo su internet, e uno dei motivi per cui avevo scelto Lucca era proprio che in caso di pioggia ci saremmo potuti rifugiare in qualche edificio.
      Dopo la chiesa di San Michele in Foro, ci siamo diretti al Museo di Palazzo Mansi, dove è inevitabile restare sbalorditi dalla sontuosità dei salotti di parata, con gli arazzi della fine del Seicento, e dalla maestosa camera da letto. Al piano terra del museo si trova un laboratorio di tessitura con i telai e gli arcolai, dove sono andata alla ricerca di un fuso. Avete presente quello che si vede nel cartone Disney della bella addormentata? Inutile dire che sono stata tentata di toccarlo e provare a pungermi...

   Dopo il museo abbiamo passeggiato fino alla chiesa di San Frediano, sulla cui facciata d’ingresso è presente un mosaico raffigurante l’Ascensione di Cristo, che la distingue da tutti gli altri edifici religiosi. E io che adoro i mosaici non potevo di certo farmela scappare, né potevo evitare di eleggerla la mia chiesa preferita a Lucca.
   Altra particolarità della città è quella di essere piena di forni e pasticcerie con le loro vetrine colme di torte, in particolare alcune avevano un composto simile a una salsa verde sopra. A quanto mi hanno riferito sono delle torte di verdure tipiche di Lucca. Non ho avuto occasione di assaggiarle, ma la prossima volta me ne porterò a casa una.

   La prima serata lucchese si è conclusa a piazza Napoleone, dove era l’albergo che avevamo prenotato, e dove le bancarelle dell’antiquariato erano state accuratamente ricoperte da teloni, in attesa che la mercanzia nascosta sotto venisse esposta di nuovo il giorno successivo.